Salute e sicurezza

Le lane minerali sono isolanti termo-acustici fabbricati dall'uomo partendo da materie prime come vetro, roccia o da residui delle lavorazione del ferro.

Appartengono alla categoria delle FAV (Fibre Artificiali Vetrose), meglio note in passato con l’acronimo anglosassone di MMMF (Man Made Mineral Fibres), categoria nella quale si collocano una larga varietà di materiali fibrosi di natura inorganica diversi dall’amianto ed ottenuti sinteticamente. Nel corso degli ultimi decenni, le fibre artificiali vetrose sono state oggetto di studi scientifici specifici che hanno modificato, nel tempo, le indicazioni tecniche relative ai loro utilizzi ed alla loro classificazione, nonché la normativa di riferimento.

Sistemi di Classificazione delle lane minerali

Ad oggi, i  più importanti sistemi di classificazione dei rischi relativi all’utilizzo delle lane minerali sono i seguenti:

  • secondo il Sistema Europeo di Classificazione, Imballaggio e di Etichettatura delle Sostanze Pericolose riportato nel Regolamento (CE) CLP n. 1272/2008 e s.m.i.

L’entrata in vigore di tale Regolamento ha portato all’abrogazione dell’Allegato I - relativo alla classificazione armonizzata delle sostanze pericolose – della Direttiva 67/548/CE detta “madre”, riprendendone comunque i principali contenuti ed aggiornamenti. Sia il Regolamento che la Direttiva “madre”, infatti, sono stati oggetto negli anni di numerosi adeguamenti al progresso tecnico scientifico (ATP). Questi, attraverso il recepimento delle evidenze scientifiche in merito agli effetti biologici ed alle ricadute sulla salute e sull’ambiente delle sostanze chimiche, hanno modificato la classificazione originaria delle stesse, adeguandone le indicazioni di prevenzione.

Per quanto riguarda le lane minerali, i più importanti adeguamenti al progresso tecnico scientifico hanno riguardato l’introduzione della Nota Q (biosolubiltà e non cancerogenicità, Direttiva 97/69/CE) e l’eliminazione della frase di rischio R38 (irritante per la pelle).

 Approfondimenti sulla Classificazione Europea

 

  • secondo la classificazione IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro).

Sulla base degli studi epidemiologici condotti e delle analisi in vitro eseguite, lo IARC ha sottolineato la non cancerogenicità delle lane minerali, ponendole nel Gruppo 3 “Agenti non classificabili in quanto alla loro cancerogenicità per l’uomo”.

Approfondimenti sulla Classificazione IARC

 


 

Lana di roccia ROCKWOOL: Salute, sicurezza e smaltimento in discarica

La lana di roccia ROCKWOOL è classificata come sostanza non cancerogena poiché soddisfa i criteri di biosolubilità imposti dalla Nota Q (introdotta dalla Direttiva 97/69/CE e ripresa nel Regolamento (CE) CLP.

Inoltre, come previsto dagli adeguamenti al progresso tecnico scientifico introdotti nell’anno 2009, le lane minerali non sono più classificabili come sostanze irritanti per la pelle (R38).

La lana di roccia ROCKWOOL risulta pertanto biosolubile e non presenta frasi di rischio.

A garanzia delle caratteristiche di biosolubilità delle proprie produzioni, ROCKWOOL ha aderito in modo volontario al marchio europeo EUCEB.

EUCEB (European Certification Board for Mineral Wool Products) è un ente di certificazione indipendente che verifica, attraverso un controllo continuo della produzione, la conformità dei prodotti ai parametri previsti dalla Nota Q.

La totale non pericolosità dei prodotti ROCKWOOL porta, per quanto riguarda il loro smaltimento, all'attribuzione del codice del Catalogo Europeo dei Rifiuti CER17 06 04.

Nei regolamenti che disciplinano il conferimento in discarica, con riferimento ai rifiuti costituiti da fibre minerali artificiali, si descrive inoltre che a prescindere dalla loro classificazione come pericolosi o non pericolosi, tali rifiuti possono essere smaltiti in discarica per rifiuti non pericolosi.
Apporfondimenti sullo smaltimento in discarica e Codice CER 


Linee Guida - Ministero della Salute

Nella seduta del 25 marzo 2015, la Conferenza Stato/Regioni, su proposta del Ministero della Salute, ha approvato il testo "Le fibre artificiali vetrose (FAV) - Linee Guida per l'applicazione della normativa inerente ai rischi di esposizioni e le misure di prevenzione per la tutela della salute". La pericolosità delle fibre artificiali è oggetto di dettagliati studi pluridecennali. Le Linee Guida ribadiscono che esistono diverse tipologie di FAV, categoria alla quale appartiene anche la lana di roccia, differenti in termini di proprietà fisiche e chimiche, utilizzo e sicurezza della salute.

Le FAV possono dirsi completamente sicure se rispettano una delle seguenti caratteristiche:

  • Nota Q:  se appurato che, in virtù della loro bio-solubilità, vengono smaltite dall’organismo prima che possano dare luogo a qualunque effetto
  • Nota R: se hanno un diametro tale da non poter penetrare nelle vie respiratorie profonde

La normativa di riferimento (regolamento CLP relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele) indica che le FAV rispondenti alla Nota Q o alla Nota R sono assolutamente sicure per la salute: non sono cancerogene, né irritanti.

La lana di roccia ROCKWOOL rispetta i parametri della Nota Q della direttiva europea 97/69/CE, recepita da parte dell’Italia nel 1998, in quanto soddisfa i criteri di biosolubilità da essa stabiliti e risulta quindi classificata come non cancerogena.


Linee Guida Regione Lombardia

Nel mese di dicembre 2010 la Regione Lombardia ha approvato e pubblicato il Decreto n. 13541– “Linee Guida per la bonifica di manufatti in posa contenenti fibre vetrose artificiali”.

Tale documento riassume e diffonde le conoscenze relative alle fibre artificiali vetrose, con particolare riferimento ai loro effetti sulla salute umana ed ai metodi di bonifica delle stesse, offrendo un interessante inquadramento generale di tipo normativo, legato sia alle proprietà chimico-fisiche delle sostanze, sia alle indicazioni tossicologiche ed evidenze sperimentali.

Approfondimenti sulle Linee Guida della Regione Lombardia

Decreto 13541 del 22/12/2010 – “Linee guida per la bonifica di manufatti in posa contenenti fibre vetrose artificiali”